Undicesimo mese di conflitto: scattano le alleanze internazionali per l’invio di tank all’Ucraina

- 25 Gennaio 2023

Il conflitto Russia-Ucraina è giunto ormai all’undicesimo mese e di pace ancora non se ne parla. Sembra, anzi, di rivivere l’inizio di un incubo: continuano a scattare alleanze al livello internazionale e questo non è affatto un buon segno. Dopo settimane di trattative e polemiche, si ottiene un importante risultato diplomatico: Stati Uniti e Germania sono pronti a inviare, rispettivamente, gli Abrams M1 – considerati la punta di diamante dell’equipaggiamento militare americano – e i Leopard. Stiamo parlando di carri armati da combattimento di ultima generazione, li chiamano i “main battle tank” (Mbt), ovvero “principali tank da battaglia”, quelli a lungo invocati da Kiev in questi mesi. Il cancelliere tedesco Olaf Scholz spiega di agire “in modo strettamente coordinato e concordato a livello internazionale”, cercando allo stesso tempo di impedire un’escalation della guerra. Intanto, dall’altra parte, la Russia non resta a guardare. Arriva subito, infatti, l’altolà di Mosca: “Distruggeremo l’Abrams e le altre armi Nato” ha promesso, secondo quanto riporta la Tass, l’ambasciatore russo negli Stati Uniti Anatoly Antonov, convinto che Washington vuole infliggere alla Russia una “sconfitta strategica”. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov aggiunge inoltre che, sotto l’aspetto tecnologico, il piano di inviare i carri armati in Ucraina “è un piano abbastanza fallimentare, e soprattutto una chiara sopravvalutazione del potenziale che andrà ad aggiungersi alle forze armate ucraine”. In più, ha affermato ancora Peskov, “tutto questo ricadrà prima di tutto sulle spalle di quelli che in Europa pagano le tasse mentre gli americani come sempre non subiranno perdite, ma molto probabilmente ne trarranno profitto”. Nel contempo si sta muovendo anche la Spagna, che sta preparando la propria adesione al piano internazionale per inviare i Leopard in Ucraina quando la Germania scioglierà le proprie riserve al riguardo: lo riporta El País. Attualmente, aggiunge il quotidiano madrileno, il governo sta valutando nei dettagli come contribuire. All’appello di invio di carri armati all’Ucraina non si sottrae neanche la Finlandia: lo ha annunciato il ministro della Difesa finlandese Mikko Savola. In ogni caso, la vera svolta sull’invio dei tank si vedrà sul terreno, dove gli ucraini potranno contare sulle “armi più forti”. Intanto oggi l’esercito ucraino ha ammesso la conquista da parte dei russi di Soledar, nel Donetsk. Lo ha affermato il portavoce delle Forze armate Sergei Cherevaty, che però si è rifiutato di dire quando è avvenuta la ritirata. Secondo poi quanto riferito da funzionari dell’occupazione russa nella regione di Donetsk, truppe russe starebbero avanzando a Bakhmut, epicentro del conflitto nell’Ucraina orientale, dove sono già in corso combattimenti in alcune zone della città. Oltre alla minaccia esterna, non mancano i disagi interni al paese ucraino, derivanti dalla legge firmata oggi dal presidente Volodymyr Zelensky che aumenta le pene per la disobbedienza e la diserzione nell’esercito, legge tra l’altro fortemente criticata dagli attivisti per i diritti umani. Secondo il testo pubblicato sul sito web del Parlamento ucraino, i reati includono il rifiuto di obbedire a un ordine, la minaccia a un comandante, la diserzione e la fuga dal campo di battaglia o il consumo di alcolici. Per quanto concerne la pena, i soldati ucraini rischiano fino a dodici anni di carcere per diserzione, fino a dieci anni per disobbedienza o rifiuto di combattere e fino a sette anni per aver minacciato un ufficiale superiore. La proposta è stata sostenuta dal Capo di Stato Maggiore ucraino Valery Zaluzhny.

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