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Roma: De Pau resta in carcere

Identificate le due donne cinesi, riprese in un raccapricciante video sul suo telefonino.

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Giandavide De Pau, l’autore del triplice omicidio avvenuto nel quartiere Prati di Roma il 17 novembre scorso, resta in carcere attualmente detenuto a Regina Coeli.

Questo è quanto deciso dal Gip al termine dell’interrogatorio di convalida, emettendo una misura cautelare agli arresti in carcere.

Le donne uccise, sono tre prostitute che operavano in quel quartiere bene di Roma chiamato Prati, in uno di quei palazzi signorili che nascondono velleità e vizi di un’italietta medio/alto borghese che cerca nel lusso, nella droga e nel sesso un senso a quell’accumulo compulsivo di denaro, che alla fine lascia solo un vuoto difficile da colmare con la materialità ostentata di quelle vite ordinarie.

La prima donna ha un nome ed un volto Marta Castano Torrescolombiana di sessantacinque anni ritrovata riversa in un seminterrato di Via Durazzo n.38, mentre le altre due sono cinesi di cui solo ora si conosce l’identità, accoltellate con furia animalesca in un appartamentino al primo piano di Via Riboty.

Eccoli quei nomi e quelle età,Yang Yun Xia di 45 anni e Li Yan Rong di 55 anni, prendere finalmente forma dopo giorni di attesa e dare un senso a quei corpi umiliati da De Pau e da una società frenetica senza limiti e senza remore. Sono queste le due donne dai nomi incomprensibili, che assumono concretezza e corpo grazie al lavoro degli Agenti di Polizia Scientifica e ai colleghi dell’ufficio Immigrazione.

E grazie a loro che viene emessa la conferma di convalida  degli arresti in carcere per il De Pau che aveva deciso di immortalarle per sempre in un video; riprendendole come in un film dell’orrore in quelle raccapriccianti scene, che hanno attraversato indenni le varie fasi dell’omicidio.

I video sono stati ritrovati nel cellulare che l’uomo aveva dimenticato per puro caso nell’appartamento dove le due donne elargivano con perizia i loro favori e dove il De Pau lo aveva dimenticato prima di recarsi a Via Durazzo per compiere il terzo delitto ai danni della Torres.

Durante l’interrogatorio l’uomo si è avvalso della facoltà di non rispondere; ma si è evinta chiara la sua responsabilità, così come è stata chiara agli inquirenti la sua pericolosità, nonché il disturbo mentale che lo pervadeva e lo pervade tutt’ora, tanto da disporne la sorveglianza 24 ore su 24 da parte della polizia penitenziaria.

A detta del suo avvocato il penalista Alessandro De Federicis l’uomo : Non ha contezza e memoria di quello che è successo per come l’ho visto io, assente, mi sembra strano fosse in grado di organizzarsi una fuga. Dell’auto nel deposito giudiziario e del passaporto ho informazioni, so solo che il suo documento era scaduto da tempo“.

Però contrariamente a quanto indicato dal suo legale, dalle indagini sembra che il 51enne voleva lasciare l’Italia, in quanto aveva cercato di ottenere un passaporto falso.

Al momento non è stata ancora ritrovata l’arma del delitto, che potrebbe si suppone trattarsi di una lama tipo stiletto; contrariamente è stata ritrovata l’auto, una Toyota IQ in un deposito con evidenti segni di danneggiamento, che corrisponderebbero all’incidente intercorsogli dopo i tre omicidi. Indosso mentre raggiungeva la madre nel quartiere Ottavia, aveva ancora gli indumenti sporchi di sangue.

Forse a carico del De Pau, ci potrebbe essere almeno un altro delitto di diversi anni fa; l’omicidio di una donna che si prostituiva sui magistrali di piazzale Clodio e sui cui si è deciso d’indagare nuovamente avendo questo molte analogie con quelli avvenuti in Via Riboty e Via Durazzo.

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