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I contratti di protezione astrale

Caso wanna marchi: uno spunto per approfondire i contratti di protezione astrale

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Su Netflix è uscito un nuovo documentario che racconta di quando l’Italia dei primi anni duemila ha visto come protagonista la signora Marchi e sua figlia, entrambe condannate per associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata.

Dal documentario emerge che questa donna, da semplice ed umile ragazza dalle origini contadine, sia riuscita ad arricchirsi grazie alle famose televendite degli anni ottanta, ha iniziato con creme snellenti e lotta al grasso, per poi concludere la sua carriera con la vendita del nulla, cioè di numeri vincenti del lotto e amuleti che avrebbero dovuto migliorare le vite di molte donne disperate.

 La televendita consiste in un’offerta al pubblico trasmessa mediante il mezzo televisivo al fine di fornire beni e servizi dietro pagamento di somme di denaro. Per questi tipi di contratti viene applicata la disciplina della vendita a distanza: i contratti a distanza vengono conclusi al di fuori dei locali commerciali, la caratteristica che li contraddistingue consiste nel fatto che venditore ed acquirente non sono fisicamente e simultaneamente presenti, questo però crea un rapporto contrattuale squilibrato, in quanto viene accentuata la posizione di svantaggio del consumatore che non può materialmente prendere visione del bene o servizio oggetto della vendita, per tale tipologia contrattuale si applicano le regole stabilite dal Codice del Consumo.               

Il D.lgs. 21/2014 ha apportato modifiche al Codice del Consumo, ad esempio ha stabilito un ampliamento della c.d. “informativa precontrattuale”, cioè il venditore è tenuto a fornire diverse informazioni al consumatore in un momento antecedente alla stipulazione del contratto a distanza. Il Codice del Consumo vieta ogni forma di sfruttamento della credulità, paura, superstizione del consumatore, vieta inoltre il pregiudizio alla sua libera autodeterminazione. Risultano rilevanti in questo contesto le pubblicità ingannevoli, cioè quelle che inducono o possono indurre in errore i consumatori, in particolare possiamo pensare a quelle televendite che presentano informazioni false in merito agli oggetti in vendita.

Ma, è possibile stipulare un contratto di compravendita avente ad oggetto una prestazione magica?

Tra gli elementi essenziali del contratto vi è l’oggetto, cioè la prestazione che ciascuna parte deve eseguire. Pertanto, se pensiamo al contratto di compravendita, esso consiste nello scambio di un bene con il pagamento di un prezzo. L’art 1346c.c. prevede che l’oggetto deve essere possibile, lecito, determinato o determinabile. In particolare, l’impossibilitá dell’oggetto può essere: giuridica, nel caso in cui è espressamente vietata dalla legge, è invece materiale quando dipende da circostanze naturali, come la vendita di un oggetto inesistente.

Rientrano tra questi proprio i contratti stipulati con maghi e cartomanti, cioè i c.d. contratti atipici di “protezione astrale”. L’essere umano è attratto dal mistero, l’idea che qualcuno può dirci qual è il nostro destino o che ci promette di ottenere qualcosa sciogliendo il sale in un bicchiere, per certi versi, risulta anche affascinante. Purtroppo, si tratta di meri ciarlatani e truffatori che sfruttano i momenti di debolezza dei loro clienti per arricchire le proprie tasche, tant’è che si va a creare un rapporto di squilibrio tra le parti. Purtroppo questo fenomeno è sempre più forte, o meglio, aumenta la domanda al crescere delle crisi economico sociali.

Parte della giurisprudenza ha dichiarato la nullità di questi contratti per impossibilitá dell’oggetto, in quanto l’obbligato, cioè il mago, non può ottenere i risultati promessi, infatti essi dipendono dalla causalitá e non dal controllo umano.

Inoltre, la Cassazione, con Sent. n. 7081/2017 ha statuito che questi contratti sono nulli ai sensi dell’art 1418 c.c. perché vi è la violazione dell’art. 643 c.p. che individua il reato di circonvenzione di incapace, in particolare  vi è la violazione di disposizioni di ordine pubblico.

Nel nostro ordinamento non esistono norme che vietano queste attività in quanto tali, ma sono vietate le modalità con cui esse si esplicano, infatti il Testo Unico delle Leggi sulla Pubblica sicurezza definisce illeciti tutti quei comportamenti ciarlatani, cioè esercitati con l’utilizzo di raggiri o abuso di ignoranza e suggestione.

Pertanto, le protagoniste del nuovo documentario su Netflix sono state condannate non perché l’attività di mago costituisce reato, ma per i loro comportamenti che  presentavano gli estremi di un reato, cioè quello di truffa aggravata. In particolare, hanno sfruttato la loro posizione e l’affidamento che il pubblico affezionato aveva acquisito, per ingannare i loro possibili clienti; non solo, hanno tratto profitto anche dalle chiamate telefoniche al loro centralino, ciò per incentivare all’acquisto traendo in errore l’interlocutore ed approfittando dell’altrui credulità.

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