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Napoli

Il contratto che i napoletani stipularono con San Gennaro

Un tesoro inestimabile in cambio della protezione dalle calamità

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Si può stipulare un contratto con una persona ormai defunta? Ovviamente secondo il nostro diritto ciò non è possibile, ma quando parliamo di Napoli nulla è impossibile, tutto è colore, fantasia, creatività.

La nozione di contratto la troviamo nell’art 1321c.c. “Il contratto è l’accordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere  tra loro un rapporto giuridico patrimoniale”.

Un contratto, anche per essere considerato valido, deve avere quattro elementi essenziali, ai sensi dell’art 1325 c.c.: l’accordo, l’oggetto, la forma e la causa. L’accordo, ai sensi dell’art 1326cc è raggiunto quando vi è l’incontro delle uguali volontà delle due parti; il proponente invia la sua proposta al soggetto che dovrebbe accettarla, cioè l’oblato, quest’ultimo potrebbe anche non essere d’accordo e modificarla con l’invio a sua volta di una controproposta, oppure, se non  è contrario al contenuto della proposta può inviare la sua accettazione. Ex art 1335 c.c. vale il principio di presunzione di conoscenza, in base al quale proposta ed accettazione si reputano conosciute nel momento in cui giungono all’indirizzo del destinatario, salvo che questi non provi di essere stato senza sua colpa nell’impossibilità di averne notizia. La causa del contratto non trova una definizione nel codice civile, pertanto sono sorte due teorie: quella che vede la causa come funzione economico sociale del contratto, cioè essa si concentra sugli interessi delle parti che però sono diffusi nella società; la seconda teoria vedeva la causa come funzione economico individuale del contratto, essa è molto più recente ed è quella che attualmente prevale, secondo tale teoria la causa sarebbe lo scopo individuale che le parti perseguono in concreto. L’oggetto è per alcuni il contenuto del contratto, per altri la prestazione in esso prevista, importante sottolineare che l’oggetto deve essere, ex art 1346 c.c. possibile, lecito, determinato o determinabile. La forma del contratto è la modalità con cui viene esternata la volontà contrattuale delle parti; nel nostro ordinamento vale il principio della libertà delle forme, pertanto i contraenti sono liberi di stabilire la forma da dare al proprio contratto; invero, vi sono ipotesi in cui la forma viene espressamente stabilita dalla legge, in tal caso é ad substantiam se la mancanza della forma prevista dalle legge determina la nullità dell’accordo, ad probationem se la forma ha semplicemente la funzione di provare l’esistenza del negozio. La forma, in particolare, può essere tacita o espressa, nel primo caso il contratto viene concluso con comportamenti concludenti; mentre la forma espressa può essere orale o scritta, in quest’ultimo caso vi è la scrittura privata, quando il contratto viene stipulato “privatamente” tra le parti e presenta la sottoscrizione olografa, cioè di pugno. Oppure, la forma scritta può essere la scrittura privata autenticata, cioè vi è l’autenticazione di un pubblico ufficiale a ciò autorizzato, in genere un notaio, il quale attesta a chi appartengono le sottoscrizioni del contratto; infine vi è la scrittura pubblica, in tal caso i contraenti stipulano il contratto di fronte ad un pubblico ufficiale a ciò autorizzato, questi attesta la veridicità del contenuto contrattuale.

A Napoli, 13 gennaio del 1527, il popolo della città aveva deciso di stipulare un contratto con San Gennaro, era stata così costituita un’apposita deputazione, i cui componenti avevano la funzione di rappresentare il popolo napoletano dinanzi a tre notai, l’altra parte, San Gennaro era considerato fisicamente lì per la presenza delle sue reliquie, pertanto possiamo parlare di contratto stipulato con una forma ben specifica, cioè la scrittura pubblica, inoltre può essere definito sinallagmatico, in quanto caratterizzato da controprestazioni: i napoletani erano stanchi delle continue calamità che stava vivendo la città, quindi con tale contratto San Gennaro prometteva di proteggere Napoli ed in cambio il popolo gli doveva dedicare una Cappella contenente le sue reliquie ed un tesoro di ingente valore. Il contratto è stato poi eseguito da entrambi, infatti  San Gennaro aveva frenato le calamità e nel 1623 i napoletani avevano fatto costruire dall’architetto Cosimo Fanzago la cappella dedicata al Santo. Il tesoro ha un valore inestimabile, come statue, busti, gioielli, dipinti e tessuti pregiati, calice in oro, il famoso copricapo vescovile in cui sono incastonate 3964 pietre preziose.

Il contratto oggi è ancora in vita, infatti la Cappella deve essere protetta, a ciò è tenuta la Deputazione fin dalla stipulazione del contratto, si tratta di un organismo laico, tant’è che proprio per questo il tesoro di San Gennaro non è una semplice rappresentazione religiosa ma una vera e propria questione morale, civile, culturale. Presidente della deputazione è il Sindaco di Napoli, questo perchè nel 1800 Gioacchino Murat aveva stabilito che il Comune di Napoli doveva occuparsi della Cappella del Tesoro, infatti esso è tenuto a pagare una quota per mantenere e restaurare la Cappella. A tal proposito, la Deputazione nel 2021 ha agito contro il Comune di Napoli, questo sarebbe debitore di una somma pari a circa 737mila euro, in quanto, a detta della Deputazione, dal 2010 non sarebbero state pagate le quote, si tratterebbe di un vero e proprio inadempimento di un’obbligazione che avrebbe la funzione di mantenere in vita la Cappella.

Molti hanno provato a mettere le mani sul tesoro del popolo napoletano, si pensi a quando, nel 2016 con un decreto l’allora Ministro dell’Interno Angelino Alfano voleva attribuire il controllo del tesoro di San Gennaro alla curia, così molti napoletani si erano recati fuori alla cappella per urlare a squarcia gola “Giù le mani da San Gennaro”, perchè non è un semplice tesoro, è il risultato di un contratto del popolo napoletano con il Santo, è il tesoro del popolo, di nessuna chiesa, di nessun re, di nessuna banca.

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